1. Cosa si intende per “breve” in Psicoterapia Breve Strategica?
2. Qual è la frequenza delle sedute?
4. La Psicoterapia Breve Strategica ottiene risultati duraturi nel tempo?
Questa è una domanda legittima che ogni cliente dovrebbe porsi, insieme alla più importante che dovrebbe essere: “Sto ottenendo risultati dal mio percorso psicoterapeutico?”. La Psicoterapia Breve Strategica è un approccio efficace in tempi brevi, che ha come primo obiettivo un miglioramento dei sintomi più invalidanti già nelle prime sedute, anche nel caso di disturbi che perdurano da lungo tempo. Tuttavia questa non è che la prima parte dell’intervento.
Il comune fraintendimento è che il terapeuta strategico si occupi SOLO di sintomi. Secondo le teorie psicologiche classiche, infatti, i sintomi sarebbero solamente la punta dell’iceberg di un presunto conflitto profondo che potrebbe riemergere con altre manifestazioni di sofferenza (fenomeno comunemente definito “spostamento del sintomo”). Di qui la convinzione, per noi discutibile, che i sintomi siano in qualche modo protettivi e che non vadano toccati prima di un lavoro più “profondo”.
Invece, in Terapia Breve Strategica, siamo convinti che una persona debilitata dai sintomi (es. attacchi di panico, rituali compulsivi) difficilmente possa mobilitare le risorse necessarie a risolvere problemi e raggiungere il benessere. Certamente il sintomo, per quanto invalidante, è in un qualche modo vantaggioso: è l’unica soluzione al problema che la persona è stata in grado di trovare. Solo che non funziona e genera sofferenza. E infatti grande parte della terapia consiste nell’aiutare la persona a trovare soluzioni idonee che permettano di risolvere il problema veramente.
Gli studi effettuati su migliaia di casi al Centro di Terapia Strategica di Arezzo, con controlli a 1-3-6 mesi e un anno, provano che la terapia ottiene risultati che persistono nel tempo dimostrando di essere tutt’altro che un intervento di “superficie”. Infatti, dopo l’estinzione del sintomo, il terapeuta accompagna il paziente a trovare un nuovo equilibrio, a consolidare i cambiamenti effettuati, le sedute si diradano per permettergli di sperimentare il proprio benessere come indipendente dall’influenza diretta del terapeuta, dunque riproducibile in autonomia in tutti i momenti di difficoltà che la vita inevitabilmente propone.
È proprio quando la persona, oltre a risolvere il problema, acquisisce la capacità di “rialzarsi da sola” una volta caduta, evitando di riprodurre il circolo vizioso che l’aveva portata a cercare aiuto, che la terapia può dirsi conclusa.
5. Cosa fare se la persona che necessita di aiuto non vuol essere aiutata?
7. In cosa consistono i protocolli di intervento terapeutico?