FAQ Domande Frequenti

1.     Cosa si intende per “breve” in Psicoterapia Breve Strategica?

2.     Qual è la frequenza delle sedute?

3.     Quanto dura una seduta?

4.     La Psicoterapia Breve Strategica ottiene risultati duraturi nel tempo?

5.     Cosa fare se la persona che necessita di aiuto non vuol essere aiutata?

6.     È previsto l’utilizzo di farmaci o vi sono controindicazioni nell’intraprendere una Terapia Breve Strategica se si utilizzano farmaci?

1.     Cosa si intende per “breve” in Psicoterapia Breve Strategica?

È un falso luogo comune la credenza che per risolvere un problema che persiste da molto tempo  sia necessaria una terapia altrettanto lunga e sofferta.

La durata della Psicoterapia Breve Strategica è assicurata in primis dal tipo di contratto terapeutico, ovvero l’accordo circa i tempi e i modi per raggiungere gli obiettivi definiti insieme al paziente, secondo il quale il terapeuta strategico si dà tempo dieci sedute per ottenere miglioramenti osservabili rispetto al problema o disturbo lamentati dal cliente. Se così non fosse si impegna a interrompere il proprio intervento indicando al paziente strade più idonee. Tuttavia, questo avviene raramente grazie all’utilizzo di protocolli di trattamento ad alta efficacia in tempi brevi messi a punto e replicati su migliaia di casi nel Centro di Terapia Breve Strategica di Arezzo.

Un’altra caratteristica fondante di questo tipo di approccio e che ne assicura la rapidità è la possibilità, attraverso lo studio delle usuali risposte dei pazienti agli interventi mirati per lo specifico disturbo o problema, di individuare tempestivamente se occorre modificare l’intervento qualora il paziente rispondesse in modo imprevisto; in altri termini, se una strategia non funziona, dal punto di vista di un terapeuta strategico, non è il paziente che è troppo resistente o non sufficientemente motivato al cambiamento ma è il terapeuta che deve correggere il tiro ovvero formulare nuove ipotesi rispetto al problema o disturbo lamentato dal paziente e approntare un’adeguata strategia risolutiva. Queste tecniche assicurano la massima rapidità possibile di intervento e allo stesso tempo tengono sotto controllo il rischio d’errore facendo della Psicoterapia Breve Strategica un approccio altamente efficace e efficiente.

La rapidità dell’intervento assicura inoltre  che l’efficacia è attribuibile al percorso psicoterapeutico svolto, e non ad altri eventi accorsi nella vita della persona e che possono averla migliorata indipendentemente dalla terapia

2.     Qual è la frequenza delle sedute?

La frequenza delle sedute è di una ogni 15 giorni salvo rari casi. Dopo i primi miglioramenti raggiunti le sedute si diradano progressivamente sempre più per adattarsi al cambiamento di esigenze di un paziente che è più autonomo nella costruzione del suo benessere (vedi anche risposta 4). Di conseguenza, oltre ad essere più economica in termini di tempo e costi, la Terapia Breve Strategica evita il rischio che si instauri una dipendenza dal terapeuta come invece  avviene frequentemente nelle terapie di lunga durata e ad alta frequenza al punto che la separazione dal terapeuta necessita di un ulteriore, faticoso lavoro.

3.     Quanto dura una seduta?

Quello che serve, ovvero il tempo utile a raggiungere gli obiettivi che il terapeuta si prefigge di volta in volta, conseguentemente a ciò che è stato accordato in prima seduta con il paziente.  Questo significa che non esistono regole e la durata di una seduta può variare a seconda dei casi specifici. Può durare anche più di un’ora, se si tratta di una prima seduta  di inquadramento in presenza di più persone dai vari punti di vista da esprimere, come nel caso di un nucleo famigliare, può durare  15 minuti nel caso di un intervento psicoterapeutico mirato nell’ambito di una terapia già in corso.

4.     La Psicoterapia Breve Strategica ottiene risultati duraturi nel tempo?

Questa è una domanda legittima che ogni cliente dovrebbe porsi,  insieme ad altre, quali ad esempio: “Sto ottenendo risultati dalla mio percorso psicoterapeutico?”.  La Psicoterapia Breve Strategica è un approccio molto attento, come illustrato alla risposta uno, alla propria efficacia in tempi brevi, e ciò si concretizza in un miglioramento dei sintomi più invalidanti già nelle prime sedute, anche nel caso di disturbi che perdurano da molto tempo. L’incredulità di fronte a ciò che può apparire come una magia, unita all’influenza della teoria psicodinamica secondo la quale il sintomo sarebbe solamente la punta dell’iceberg di un presunto conflitto profondo,  può indurre a domandarsi se il disturbo possa riemergere con altre manifestazioni di sofferenza (fenomeno comunemente definito “spostamento del sintomo”) e se la terapia sia effettivamente risolutiva.

Gli studi effettuati su migliaia di casi al Centro di Terapia Strategica di Arezzo, con controlli a 1-3-6 mesi e un anno, mostrano che la terapia ottiene risultati che persistono nel tempo dimostrando di essere tutt’altro che un intervento di “superficie”. Infatti, dopo l’estinzione del sintomo, il terapeuta accompagna il paziente a consolidare i cambiamenti effettuati,  le sedute si diradano per permettergli di sperimentare il proprio benessere come indipendente dall’influenza diretta del terapeuta, dunque riproducibile in autonomia in tutti i momenti di difficoltà che la vita inevitabilmente propone. È proprio quando la persona, oltre a risolvere il problema, acquisisce la capacità di “rialzarsi da sola” una volta caduta, evitando di riprodurre il circolo vizioso che l’aveva portata a cercare aiuto, che la terapia può dirsi conclusa.

5.     Cosa fare se la persona che necessita di aiuto non vuol essere aiutata?

Purtroppo, è luogo comune molto diffuso che la persona che non vuole aiuto, che non ha la sufficiente motivazione al cambiamento, non possa essere curata. Da questa prospettiva, spesso proprio davanti ai disturbi più gravi, ovvero tutti quelli in cui la persona ha scarsa consapevolezza di avere un problema e continua a generare sofferenza intorno a sé, bisognerebbe attendere che la situazione degeneri al punto che l’intervento sia legittimo pur contro la sua volontà e spesso preminentemente farmacologico. Invece di attendere il peggioramento della situazione o, nei casi più gravi, che avvenga qualcosa di irreparabile, l’approccio strategico prevede  strumenti per effettuare un intervento in maniera indiretta, avvalendosi dell’aiuto delle persone care che si rivolgono al terapeuta. La terapia indiretta  produce i primi cambiamenti che rendono probabile che il destinatario dell’intervento diventi disponibile a partecipare in maniera attiva al progetto terapeutico.

6.     È previsto l’utilizzo di farmaci o vi sono controindicazioni nell’intraprendere una Terapia Breve Strategica se si utilizzano farmaci?

Sebbene l’obiettivo a lungo termine di una Terapia Breve Strategica sia quello di eliminare completamente l’assunzione di farmaci da parte del paziente, non vi è alcuna controindicazione per chi li assume come anche, dal punto di vista del terapeuta strategico, non vi sono controindicazioni con eventuali percorsi terapeutici che la persona sta già effettuando.

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